Fanfara Station & Funky Tomato

FANFARA STATION

Una festa di fanfara balcanica, ma con un’intera sezione ritmica nord africana; un’orchestra ottomana che si unisce ad un ritmo dei neri del sud della Tunisia (stambeli); sono canzoni come “Oplà le marriage” che ci porta davanti a un’orchestra swing di un caffè di Tunisi in pieno colonialismo francese; sono i tamburi di “Ghazel”, una versione araba della tammurriante “Cicirinella”, che ci fanno piombare nella nuova terra di lavoro dei migranti africani.
È un dance party creato dal vivo da due soli musicisti, Marzouk Mejri e Charles Ferris, grazie alle loop station usate per sovraincidere i diversi strumenti suonati sul palco, dove le percussioni scascika, tar, bendir, darbuka e tabla si intrecciano con la tromba, il trombone, il clarinetto e i tre fiati tunisini (nay, mizued, zocra).
FANFARA STATION è un progetto che vuole celebrare la storia migrante del Mediterraneo, i flussi che sempre hanno connesso il medioriente al Magreb e al sud dell’Europa.
I testi vengono dalla poesia classica araba, da quella moderna anti-colonialista e dalla penna del musicista magrebino. Parlano d’amore, di nostalgia e allegria, del godere di un bicchiere di vino, del migrare.

https://www.facebook.com/fanfarastation/

FUNKY TOMATO

Funky Tomato è un pomodoro di alta qualità prodotto e trasformato in aree ad alto sfruttamento della terra e della manodopera – quali la Campania e la Basilicata – attraverso una filiera partecipata, legale e trasparente.

Funky Tomato è un pomodoro di alta qualità perché prodotto da una rete di piccoli agricoltori nel rispetto della Carta d’Intenti Funky Tomato, cioè usando tecniche artigianali a basso impatto ambientale, tutelando i diritti dei lavoratori e integrando nelle aziende i braccianti stranieri vittime dello sfruttamento della filiera del pomodoro da industria. Leggi la Carta d’Intenti Funky Tomato.

Le filiere attuali descrivono processi produttivi basati sullo scambio finanziario, ove il principale parametro di relazione è subordinato ad un rapporto gerarchico fondato sulla capacità di generare speculazione. Tale meccanismo trasforma il consumatore da elemento che innesca la filiera a obiettivo da raggiungere per ottenerne maggior crescita finanziaria. E il lavoratore in soggetto subordinato alla vitalità del processo speculativo.

Per costruire una risposta pare quindi necessario trasformare la filiera in comunità mettendo in rete capacità e criticità attraverso il meccanismo della scelta e della partecipazione. Il parametro di relazione tra le parti non è quindi più la disponibilità finanziaria bensì il rapporto sociale. Il consumatore, da obiettivo torna ad essere elemento in relazione con la comunità. E la comunità diventa lo spazio che si fa’ carico delle capacità economiche.

Funky Tomato si articola per questo in due comunità solidali di scopo – in Campania e in Basilicata – volte alla produzione, trasformazione, distribuzione e commercializzazione del pomodoro Funky Tomato per generare un’alternativa reale al caporalato e ai ghetti.

Il progetto prevede, inoltre, l’istituzione del Fondo Funky Tomato a governance partecipata che garantisca all’agricoltore e ai lavoratori stabilità e continuità nella produzione e ai fruitori la possibilità di partecipare ai processi di costruzione della produzione futura. Il Fondo è costituito attraverso quote donate da tutti gli attori della filiera – enti pubblici, privati, società civile – che credono nella necessità di disegnare un’economia condivisa fondata sul rispetto dei diritti e della natura.

https://www.facebook.com/funkytomatoFunky/